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La storia di un uomo rinato
Pubblichiamo
la storia di Damiano, che ama definire se stesso un uomo rinato. Damiano
lo abbiamo conosciuto circa un anno e mezzo fa e da allora sappiamo quante
cose sono cambiate. E’ per questa ragione che siamo particolarmente
felici di poter pubblicare la sua storia con la speranza che possa essere
anche d’ aiuto ad altri. Grazie a Damiano per questa opportunità
Il
mio nome è Damiano e in queste righe voglio raccontarVi come ho
conosciuto l’ alcol.
Era
il 1982 quando venni chiamato al servizio di leva; mi mandarono a fare
l’alpino, prima a Merano e poi a Bolzano. Fu proprio qui che cominciai a
fare le guardie e questo significava stare fermo, all’aperto, a volte
anche di notte. Per sopportare il freddo ci davano delle bustine di
cordiale ( 40 gradi )… fu così che incominciai…
Finito
il militare, non davo però a tutto ciò molta importanza, anche perché
per un po’ di tempo sono rimasto un bevitore moderato e quindi l’alcol
non mi creava problemi. Ma nell’arco di due anni le cose sono
radicalmente cambiate. Se all’inizio infatti mi bastava bere a giorni
alterni, poi ho iniziato a farlo tutti i giorni finché, nell’ultimo
periodo, mi alzavo al mattino e cominciavo a bere alcol ancora prima di
fare colazione. Un giorno, passando per caso, vidi la sede
dell’Associazione Amarcord. Io sapevo che dovevo trovare il modo di
risolvere quello che nel frattempo era diventato un grave problema, così
cominciai a frequentare questa Associazione e poi, da lì, iniziai ad
andare al servizio Alcologia
di Sesto San Giovanni, e devo dire che in entrambi i posti ho trovato
persone che mi hanno saputo ascoltare e dare dei buoni consigli. Io però
ero evidentemente ancora troppo debole e così mi capitava ancora di bere
e, dopo una sbronza peggiore delle altre, venni addirittura ricoverato
all’Ospedale di Sesto dove rimasi 7 giorni, ma appena uscito da lì
andai a bere al bar di fronte!!! Naturalmente nel frattempo le cose
avevano iniziato ad andare male anche in famiglia: litigavo sempre con
mia moglie, mia madre non voleva più vedermi e io continuavo ad andare al
lavoro pieno di alcol e questo mi rendeva naturalmente incapace di
svolgere le mie mansioni e complicava i rapporti con i colleghi. Alla
fine decisi di farmi ricoverare all’Ospedale di Villa Turro, dove rimasi
per tre settimane durante le quali dovetti seguire un programma che
comprendeva un lavoro in gruppo ( incontri tra persone con lo stesso
problema) e la partecipazione a corsi di educazione sanitaria (una
dottoressa ci spiegava cosa poteva capitarci in determinate situazioni e
come i nostri organi rispondevano alle bevande alcoliche ). Da quando sono
stato dimesso, vado lì mensilmente a fare gli esami del sangue e
settimanalmente partecipo ai gruppi multifamiliari. Nel frattempo continuo
a frequentare l’Associazione Amarcord dove ho la possibilità di
incontrare persone che hanno avuto esperienze simili alla mia e che, come
me, adesso vogliono aiutare gli altri. Un
messaggio importante che voglio infatti mandare a tutti è che, con la
forza di volontà e il sostegno degli altri, è possibile uscire dal
tunnel della dipendenza alcolica. Oggi
sono un marito normale, un papà affettuoso con i propri figli e un uomo
che tornerà a lavorare. Attualmente frequento anche il “ Centro
Girasole “ dove hanno programmato il mio reinserimento graduale nel
Comune di Cologno Monzese, dove lavoro. A questo proposito vorrei
ringraziare di cuore il Dott. Galavotti, Direttore del Personale e
l’amministrazione, che mi hanno dato questa opportunità, inoltre
Francesco, Marzia e Paolo, persone stupende, che ho conosciuto proprio al
Centro Girasole. Di tutto il
personale di Villa Turro vorrei
invece ringraziare in particolare le Dott.sse Movali, De Lucchi, Devoti e
i Dottori Madeddu e Maffei. Per quanto riguarda il Servizio Alcologia e
l’Associazione Amarcord vorrei ringraziare il Dott. Algisi. Il Dott.
Ballerini, la Sig.ra Dario, la Dott.ssa Davolio e la Dott.ssa Ferrari Un
ringraziamento speciale va però a mia mamma… e a mia moglie che hanno
avuto la costanza di starmi vicino. Davvero grazie di cuore a tutti per
tutto ciò che avete fatto e spero continuerete a fare!!!
Damiano
Questa
é storia di Ivan, alcolista in trattamento, con piú di 1.600 giorni di
sobrietà. A differenza di quelle che avete potuto leggere in precedenza,
potrete notare come il suo racconto si snodi soprattutto intorno al
percorso di riabilitazione ed in modo particolare si concentri sul gruppo
di auto mutuo aiuto che frequenta ormai da più di un anno e mezzo. La
scelta di pubblicare questa storia non è casuale; il gruppo rappresenta
uno strumento privilegiato nel campo del trattamento delle alcoldipendenze
e speriamo, attraverso le parole di Ivan ( che dobbiamo ringraziare ancora
una volta ) di riuscire a far comprendere a molti come funziona e le
ragioni della sua efficacia.
La mia storia con l’alcol è incominciata quando
avevo circa 13-14 anni e,come tutti i ragazzi, uscivo spesso per divertirmi
e nel divertimento era compreso il bere... e bere molto. Questo stile di
vita l’ho portato avanti fino a poco tempo fa, quando mi sono reso conto
che l’alcol era diventato un problema. La situazione era ormai davvero
insostenibile, tornavo spesso a casa ubriaco e una volta mia moglie,
esasperata, mi ha buttato fuori ( senza neanche le valigie! ). Poi però è
stata lei a darmi un numero di telefono, al quale rivolgermi se avessi
deciso di chiedere aiuto. Ho provato a telefonare e la prima persona con cui
ho parlato di questo problema è stato un operatore di un centro ascolto,
che mi ha dato l’indirizzo dell’U.O. Alcologia. Cosi ho cominciato a
frequentare questo servizio, anche se all’inizio non prendevo il
trattamento tanto sul serio: continuavo a bermi una birretta ogni tanto,
pensando che non mi facesse nulla. Solo col tempo ho capito che non andava
bene neanche così ed ho eliminato del tutto l’alcol dalla mia vita. E’
stato più o meno in quel periodo che ho cominciato a frequentare uno dei
gruppi serali organizzati dall’U.O.A.. Ci andavo con mia moglie e per un
po’ non ho fatto altro che chiedermi che cosa ci facevo lì. Ascoltavo le
storie degli altri e mi sentivo fortunato, diverso da loro; non riuscivo
ancora a definirmi unalcolista. Ma più passava il tempo e più mi rendevo
conto di stare cambiando. Dopo qualche mese, durante uno di questi incontri,
ho litigato con mia moglie. Allora ho capito una cosa importante, che le
stavo portando via il ruolo che lei si era assunta nella mia fase attiva di
alcolista. Non era più la mia baby sitter, io ricominciavo ad appropriarmi
della mia vita, riacquisivo le mie facoltà come persona e come marito:
ricominciavo a fare le cose normali!!!.
E’ stato un passaggio molto critico: lei ha smesso di venire
al gruppo e io lo frequentavo con la sensazione che
mi stesse portando a sfasciare la famiglia. In realtà questa crisi ha
permesso ad entrambi ( dopo un esame di coscienza ) di capire come alcuni
cambiamenti fossero necessari. Il gruppo serve in realtà ad entrambi:
all’alcolista per sostenerlo nel cambiamento e al familiare che, in molti
casi, deve levarsi il camice dell’infermiere. Da allora la vita in casa è
decisamente cambiata: si parla di più, ci si comprende meglio e si riesce a
vivere con maggiore serenità.
Abbiamo
avuto un bambino, che adesso ha sette mesi. Intanto continuo a frequentare
il gruppo che tanto mi è servito a riconquistare fiducia in me stesso e in
chi mi è stato accanto. Andare lì mi dà la sensazione di essere di aiuto
ai nuovi arrivati, ma allo stesso tempo mi permette di ricordare chi ero e
di vedere chi sono. Ci riuniamo una volta a settimana, cominciamo sempre con
l’aggiornamento dei giorni di sobrietà e con la lettura del verbale (
ovvero il riassunto di quanto ci siamo detti la settimana prima ). In questi
quasi due anni mi sono accorto di quanto all’inizio tutti affrontino il
gruppo con un po’ di timore, poi, col tempo, diventa una situazione
familiare e alla fine non vedi l’ora che arrivi il momento di incontrare
gli altri e sapere come sono andate le cose durante la settimana e se quello
che ci siamo detti la volta prima è stato utile. Il gruppo serve anche per
fare delle conoscenze e incontrare nuovi amici che ti possono essere vicini
nei momenti di difficoltà. A me è servito moltissimo anche per ritrovare
delle cose di me che forse avevo buttato via. Non sempre quando ci vediamo
parliamo dell’alcol o delle sue conseguenze.
Certo il nostro principale obiettivo è aiutarci a mantenere la
sobrietà, ma il gruppo è anche un luogo di confronto e di scambio con gli
altri: in fondo è proprio questo ciò che permette il cambiamento e la
crescita.
IVAN
Mercoledì 12 Gennaio 2000, ore15,45
Sono qui da sola, tranquilla, tutto è in ordine. Charlie è sul divano che gioca col suo topino. Ripenso a come è tutto diverso da Gennaio 1999. Ero stanca, triste, delusa, niente voglia di fare se non il minimo indispensabile, nessunissima voglia di mangiare, come pranzo mezzo panino, un uovo o un po’ di prosciutto, due o tre bicchieri di vino, poi un biscotto… ancora vino, per illudersi di non bere mischiato con acqua.
Già… stupida illusione: il vino anche se c’è l’ acqua è pur sempre lo stesso. Pensieri? Solo quello di cercare nascondigli sempre più strani, sempre più difficili da trovare. Guardarsi allo specchio e vedere un’ estranea: capelli opachi, occhi tristi, spenti unica consolazione tenere Charlie stretto forte e chiedere a lui, povero micetto, consolazione e aiuto. Chiedo a me stessa cosa sono, cosa voglio, come e dove sto finendo: risposte non ne trovo, non esistono, un altro bicchiere, lacrime, rabbia, disperazione.
Perché, per chi sono finita cosi? Mi vergogno di me stessa, ma non posso ammetterlo, sarebbe la fine, ma è già la fine, sempre più vicina, inesorabile, una fine davvero schifosa. Non è giusto finire così, buttare al vento tante speranze, tanti sacrifici; un mondo bellissimo c’è, se voglio, è lì che mi aspetta, ma io l’ho gettato via e ora non sono più in grado di riprenderlo: Oddio… che fine orribile, che vergogna più ci penso peggio è; mi vergogno e non so reagire se non dando la colpa agli altri dovrei trovare la forza di urlare forte… per favore Feli aiutami! Da sola non ci riesco più. Ecco, oggi so che il fondo l’ho toccato e felice
tranquilla come sono adesso non lo sono stata mai, neppure nei giorni più felici. Oro lo so: solo chi vede da vicino, con terrore, come può essere brutto, terribile, rischiare di morire o peggio ancora di impazzire, non per malattia, ma per uno stupido fatale errore rassegnarsi e andare a cercare la distruzione con le proprie mani… solo quello potrà sapere ed apprezzare quanto è bella la vita, quanto è preziosa. Solo ora so che ogni secondo è prezioso, ogni attimo va vissuto intensamente e anche i dispiaceri, le cattiverie, le disavventure vanno accettate perché fanno parte della vita;… poi apprezzi di più i momenti belli. Ora so ridere sinceramente, apprezzare un pur piccolissimo gesto di cortesia, commuovermi per il sorriso che mi fa la piccolina della mia vicina. Apprezzare persino se qualcuno che non la pensa come me, non accetta le mie idee, mi risponde in modo un po’ brusco… anche questo ora lo so.
E’ un modo per conoscersi, capirsi e forse trovare accordo. Come è bella la vita senza niente da nascondere, parlare e parlare, discutere per capirsi e non per litigare. Una parola, una carezza, un sorriso, un “ Ciao, come va? “. E’ iniziato un anno nel migliore dei modi: accetto tutto come viene, manca il lavoro, ma sono certa che arriverà, tutto sarà più perfetto. Grazie a tutti quelli che mi sono stati e mi sono vicini con tanto amore. Posso sol pregare perché nessuno si debba trovare nelle condizioni che ho passato io, ma vorrei dire che dall’inferno c’è ritorno, basta provarci, si può con volontà e amore, con l’aiuto di chi ci vuole bene. Con un po’ di coraggio, molta fatica, molta umiltà, si può, anzi si deve tornare a galla. Il mondo è bellissimo, ogni istante vale e deve essere vissuto al meglio. La felicità completa c’è, lo posso giurare; c’è per tutti qualcosa o qualcuno per cui valga la pena di riuscire a dare il meglio. Con umiltà, impegno, costanza e determinazione tutti possono riuscire e poi il risultato sarà fantastico!
Cinzia
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